Calcata, tra streghe e hippies

Al posto di essere io ad andare in Trentino dalla mia famiglia, talvolta sono mamma e zio a decidere di passare qualche giorno con me a Roma.
E dal momento che ormai la Città Eterna non ha quasi più segreti per loro, ogni occasione è buona per andare alla scoperta del Lazio con piccole gite fuori porta.
Nella prima giornata di tregua di questo marzo alquanto brutto dal punto di vista metereologico, siamo quindi saliti in auto con destinazione Calcata.

Calcata è in provincia di Viterbo ma dall’uscita del Raccordo Anulare “Cassia bis” (Cassia Veientana) dista all’incirca una quarantina di km.
La strada è abbastanza scorrevole e lasciandosi alle spalle Formello e l’Olgiata si entra in una valle piena di verde e silenzio – il Parco Valle del Treja.

Il borgo medievale (oggi identificato come Calcata Vecchia) sorge su una montagna di tufo che negli anni Trenta del Novecento fu dichiarata inagibile.
Gli abitanti vennero così trasferiti poco più in alto, in quello che oggi è il nuovo comune di Calcata: è lì che si arriva con l’auto, dove sono a disposizione i parcheggi per i turisti.
Il borgo infatti è accessibile solo a piedi, con una bella camminata che dalla città nuova porta, in discesa, sino alle mura esterne di questo gioiello che domina la vallata sottostante.

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Appena si varcano le mura della città ci si rende conto di quanto le case siano un prolungamento verso il cielo della rocca di tufo sulla quale sorge l’intero borgo: l’orologio qui si è fermato molto tempo fa, le vie sono strette e gli angoli tra ombra e luce offrono uno spettacolo dal sapore agrodolce.


Da un lato è indubbio che tutto abbia un aspetto decadente; dall’altra è impossibile non notare i colori che spiccano e decorano le case, dando dimensione ad un panorama altrimenti piatto e vuoto.

Calcata è famosa per essere stata ripopolata negli anni Sessanta da diversi artisti che diedero nuova linfa al borgo formando una comunità hippies.
Ancora oggi le botteghe artigiane sono la maggiore attrazione del posto e tracce di decori fatti a mano sono visibili un po’ ovunque.

La stagione estiva è quella ideale per una visita al borgo: a marzo il silenzio è assordante, si incontra qualche gatto qua e là e non sono molte le persone per strada – aggiungerei, quasi nessuna.
Constatando l’elevato numero di abitazioni in vendita, l’impressione è che quello che un tempo era considerato un fulcro creativo, fucina di artisti, non sia oggi alla portata di tutti.
Scegliere Calcata come propria residenza significa compiere un enorme passo verso uno stile di vita oggi inusuale: poche comodità sacrificate in favore di un continuo contatto con la natura, tralasciando l’importanza nel quotidiano della tecnologia – il cellulare, per dire, non prende.

Eppure, il fascino che emana Calcata c’è ed è forte: sarà forse frutto di qualche incantesimo?
Oltre ad essere noto come borgo di hippies ed artisti è infatti chiamato anche “borgo delle streghe”: nei giorni e nelle notti di forte vento i vicoli della cittadina sembrano cantare e, in questo strano suono, c’è chi ci sente il richiamo di rituali ancestrali.
Chissà…

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