Il giardino simbolico di Villa Barbarigo a Valsanzibio

Per lavoro mi sono recata ad Arquà Petrarca, piccolo comune in provincia di Padova nel bel mezzo dei Colli Euganei.
Il paese fa parte de “I Borghi più Belli d’Italia” ed è famoso per aver ospitato negli ultimi anni della sua vita il poeta dal quale prende il nome.
Non me ne vogliano i residenti di questa piccola località, ma per me l’occasione è stata fortuita per andare alla scoperta di Valsanzibio, una frazione di Galzignano Terme che dista appena 5 km da Arquà Petrarca.
Cosa c’è di interessante a Valsanzibio?
Il bellissimo giardino di Villa Barbarigo.

Nel 2017 questo complesso ha compiuto 352 anni, e avendo un paio d’ore libere a disposizione è stato rilassante passeggiare nel verde, all’ombra di alberi secolari provenienti da ogni angolo del mondo.

Rispetto ad altre ville venete, Villa Barbarigo risulta molto semplice dal punto di vista architettonico – ma non per questo dotata di minor fascino.
Alla modesta struttura Seicentesca (l’architetto che la progettò fu Luigi Bernini) si contrappone il giardino monumentale, composto da un “Percorso di Salvificazione”.
Tale percorso fu ispirato dalla volontà di Gregorio Barbarigo – primogenito del committente della villa nonché Vescovo di Padova, poi santificato (San Gregorio).

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Inizialmente non è stato semplice individuare l’ingresso del giardino di Villa Barbarigo: nessun cartello lo segnala e per avere informazioni ho dovuto telefonare in portineria (a proposito, +39 049 9131065).

Appena si arriva a Valsanzibio lo sguardo incontra forzatamente il “Portale di Diana”, la cui facciata si riflette in un laghetto presente a bordo strada.
È impossibile non notarlo: oltre ad essere incantevole, giunge agli occhi come qualcosa di inaspettato – e se proprio volete saperla tutta, la sottoscritta, persa con lo sguardo all’insù verso il portale, a momenti cadeva in acqua.

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Un tempo l’ingresso principale a Villa Barbarigo era questo.
I nobili raggiungevano la villa anche via acqua e il “Portale di Diana” indicava l’inizio del “Percorso di Salvificazione” su citato, necessario per raggiungere la villa stessa.
Questo percorso, oltre ad un significato mistico più o meno velato, serviva anche a far comprendere agli ospiti la magnificenza e la grandezza della famiglia Barbarigo.
Oggi l’ingresso ai giardini è invece situato sulla sinistra, prima di giungere al “Portale di Diana”.

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In biglietteria mi è stata fornita una mappa dei giardini con segnalato il “Percorso di Salvificazione”: l’ho seguito come indicato, senza avventurarmi però nel labirinto.

Durante la camminata in quello che viene definito come un «raro esempio di giardino simbolico Seicentesco» o «la piccola Versailles», si incontrano ben 60 statue realizzate in pietra d’Istria ed altrettante sculture minori.
Il tutto mantiene un proprio equilibrio, suddiviso tra fontane, cascate, scherzi d’acqua, laghetti e peschiere.


Come anticipato, nei 10 ettari di superficie del parco sono presenti arbusti, alberi e piante provenienti da tutto il mondo: molto belli i cedri provenienti dall’America, che hanno raggiunto altezze incredibili e la cui circonferenza del tronco lascia talvolta di stucco.
Le tappe salienti del “Percorso di Salvificazione” sono costituite da:
– Labirinto di bosso
– Grotta dell’Eremita;
– Isola dei Conigli;
– Monumento al Tempio.


Per cogliere a pieno lo spirito del luogo il consiglio è di fare una visita ai giardini di Villa Barbarigo scegliendo un giorno infrasettimanale o un weekend lontano dalla stagione estiva: le panchine a disposizione, il verde ed il silenzio aiutano a meditare e a rilassarsi in un posto davvero suggestivo.

Peccato non sia possibile visitare anche la villa stessa, parzialmente abitata dai proprietari.
Sarebbe interessante dare uno sguardo anche agli interni per rivivere la stessa esperienza dei visitatori di un tempo, che giungevano alla residenza principale proprio dopo aver percorso i giardini.

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