Ai piedi del Latemar, il giro delle Malghe Obereggen

L’ultima gitarella dell’estate 2017 ha visto protagonista una montagna spettacolare nel mezzo di una giornata…nuvolosa!
E le nuvole, quando sei pronto per “andare a faticare”, incarnano la figura del nemico in agguato.
Basta poco per pensare «no, torno a letto, oggi fa freddo, ma chi me lo fa fare», ma ciò che non tutti sanno è che la montagna assume un fascino diverso nelle giornate di fine stagione, quando c’è davvero silenzio e non sono popolate dal turismo di massa.

L’idea di attraversare la località Obereggen ai piedi del Latemar, lungo la strada che ne collega le varie malghe, è stata di Ambra e Giuseppe, due amici di Roma in vacanza a Predazzo (TN).
Ed anche se le previsioni avevano dato per certa la pioggia, avendo scelto un percorso di bassa difficoltà ci siamo attrezzati adeguatamente (felpe, giacche tecniche e k-way) e siamo partiti.

Il punto di inizio della nostra camminata è stato il Rifugio Passo Feudo, che abbiamo raggiunto prendendo da Predazzo una cabinovia fino alla località Gardonè, e poi da lì la seggiovia Gardonè-Passo Feudo.
Nonostante l’appellativo di “rifugio”, in questo caso possiamo parlare di un vero e proprio ristorante la cui struttura coniuga architettura montana ed elementi di stampo moderno – infatti viene anche chiamato “Baita Passo Feudo”.
Si incontra quindi un ambiente elegante e raffinato, che se poco ha a che vedere con i rifugi veri e propri, risulta comunque un luogo più che appagante non solo per il fisico ma anche per gli occhi.


Dal Passo Feudo la vista si apre a 360°, e ciò che incanta la presenza di un paesaggio eccezionale.
Lo stesso, tra l’altro, che durante la stagione invernale diventa teatro di infiniti collegamenti sciistici.

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Per prendere il sentiero #9 delle Malghe Obereggen, dal Passo Feudo siamo scesi verso il sottostante Ganischgeralm, un ristorante-birreria aperto tutto l’anno.

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Riconoscibile per il tendone colorato come quello di un circo e raggiungibile anche in auto, il Ganischgeralm è famoso per i suoi party aprés-ski e le SommerFest, che di fatto trasformano il luogo in una sorta di discoteca ad alta quota.

Il sentiero #9 si snoda in due percorsi diversi ma paralleli:
– lungo la strada (a tratti asfaltata), dove in alcuni periodi dell’anno è anche ammessa la circolazione alle automobili;
– nel bosco, seguendo delle scorciatoie.
Entrambi i tracciati sono segnalati ma temendo la pioggia abbiamo preferito restare sul cammino principale.

Inutile dire che essendo fine stagione in giro c’eravamo solo noi ed una manciata di turisti germanofoni.
Tra un «hallo» ed un «guten Morgen», la passeggiata tra le Malghe Obereggen ci ha fatto incontrare anche una delle sculture del Latemar.ART, itinerario a tema inserito nella “Pampeago Green and White Gallery”, uno dei parchi d’arte più alti al mondo.
Ideato per famiglie, appassionati di escursioni e amanti dell’arte, si tratta di una galleria d’arte non convenzionale (definita, appunto, ‘parco’) e comprende installazioni in linea con l’ambiente che le ospita, così da ricreare una vera fusione tra arte e natura.

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Le malghe che abbiamo incontrato lungo il cammino sono:
– Ganischgeralm;
Mayrl Alm (2050 mt.);
– Epircher Laner Alm (1830 mt.).

E in quest’ultima, dopo quasi due orette di lenta e tranquilla passeggiata in discesa, ci siamo fermati per uno spuntino ghiotto a base di tea caldo e strudel di mele.
Nonostante fossero invitanti anche le altre torte proposte dall’Epircher Laner, ci siamo volutamente “tenuti leggeri”.
Dopo una sosta necessaria a riscaldarci, ci siamo infatti incamminati per ripercorrere la strada al contrario (in salita), con l’obiettivo di pranzare al Rifugio Passo Feudo.

Appena ripartiti abbiamo incontrato la tanto annunciata (e temuta) pioggia, che in alcuni momenti ci è quasi sembrata nevischio, e ammetto che ci abbiamo messo molto poco a raggiungere nuovamente il Ganischgeralm.
Tuttavia, sapevamo che tra noi ed un succulento piatto di polenta e cervo c’era solo un ultimo ostacolo da superare: la salita, ripida e costante, che dal Ganischgeralm porta al Rifugio Passo Feudo.
È stato l’unico tratto faticoso di tutto il percorso, forse semplicemente perché non eravamo particolarmente allenati, cominciavamo a sentire un po’ il freddo ed avevamo oggettivamente fame.

Come recuperare alla grande le calorie bruciate durante la mattinata?
Scegliendo dal menu del Rifugio Passo Feudo uno dei piatti tipici locali.
Io che effettivamente non amo la selvaggina e sono un po’ difficile col cibo, ho optato per quella che a distanza di settimane voglio ricordare come l’ottava meraviglia del mondo: un risotto alla crema di pino mugo con pancetta al forno.
La pancetta, nonostante fosse gustosissima e si sciogliesse in bocca, mi è sembrata più un vezzo ornamentale al piatto, già stupefacente di per sé.
Amante dei risotti e conoscendo il pino mugo solo in tre forme (o albero o grappa fatta da mamma o sciroppo casalingo contro la tosse), è stata una sorpresa scoprirlo impiegato in cucina come elemento principale di una portata.

Basterà questa saporita digressione a convincervi ad intraprendere il nostro stesso giro, ai piedi del Latemar?

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